Ho fortemente cercato e voluto un incontro a tema “Donne, professioni e tempi della città” dove portare allo stesso tavolo una ventina di donne, rappresentative di diverse professioni, per poter dialogare col Sindaco sul modo in cui conciliare le attività che le donne lavoratrici svolgono nell’arco della giornata e per capire come la città e i suoi tempi, rispondono alle sempre maggiori esigenze.
Il 28 aprile è stata una giornata importante, stimolante sia a livello umano che professionale.
Quando ho pensato ad un momento di incontro con il Sindaco, certo immaginavo un bel dibattito tra donne, caratterizzato da quel pragmatismo che ci fa portare pesi inimmaginabili sulle spalle e che ci consente di sopravvivere in ogni situazione.
Tuttavia la cena è stata molto di più rispetto ai miei auspici.

C’è stata tanta partecipazione, c’è stata tanta capacità si ascoltare, c’è stata comprensione ed empatia. Sguardi coinvolti e sinceri verso un modo nuovo di osservare la città e le persone che per essa lavorano.
Ho riscontrato più consapevolezza da parte delle intervenute circa i numerosi sforzi che richiede l’amministrazione di una città grande e impegnativa come Milano.
Ho trovato che ogni pensiero espresso sia stato accolto dal Sindaco e condiviso da tutte le presenti.
Ho sentito la partecipazione alla fatica di fare sempre di più e alla frustrazione che deriva dal non avere mai abbastanza risorse.
Tra i temi trattati, quello che di fatto è stato sollevato da più punti di vista, è una richiesta e un’aspettativa verso una città a “dimensione famiglia”.
Dove gli orari nelle strutture educative come gli asili si possano sposare maggiormente con l’elasticità degli orari di lavoro; dove ci sia meno carenza di posti e liste graduatorie meno lunghe.
Incentivando maggiormente la conciliazione tra maternità e lavoro, dando maggiori possibilità – così di fatto – alle giovani coppie di fare figli.
Una sintonia e un’attenzione da parte delle presenti che ha anche portato ad una condivisione e al proponimento fattivo di esempi come la “Banca del tempo”, una forma di baby sitting con rimborsi comunali, nel rispetto di un modello europeo funzionante e funzionale.
Un dialogo che ha permesso al Sindaco di raccontare cosa si è fatto in questi anni rispetto agli asili milanesi, che ha portato al raggiungimento degli obiettivi di Lisbona come numero di bambini in rapporto ai servizi, e che ha mostrato più chiaramente l’attenzione della città verso la famiglia e la crescita della stessa.
La nostra città di fatto primeggia per numero di servizi offerti, come per esempio le “case vacanza” per i bambini, strutture attrezzate che permettono alla famiglia di poter coordinare il lavoro con i momenti di vacanza dei propri figli; ora lo sappiamo tutte.
Un altro aspetto su cui ci siamo concentrate è stato quello della pulizia, con una richiesta di maggiore attenzione rispetto soprattutto alla periferia.
Il Sindaco ha avuto modo di poterci meglio chiarire gli aspetti del nuovo Piano di Governo del Territorio per la riqualifica delle aree milanesi.
Ci ha spiegato come la città si modificherà, partendo dagli spazi di interesse pubblico e di servizio al territorio e ci ha raccontato del “piano del verde” che partirà proprio dalle periferie e si chiamerà: Milano città fiorita.
Si andranno anche a riqualificare i centri anziani; a migliorare la qualità della vita che si misura in bellezza, e quindi l’inserimento di nuove figure attente alla pulizia e ad altre piccole attenzioni che portano a grandi risultati (un esempio tanto semplice quanto calzante è quello relativo all’intensificazione dei cestini e alla dimensione raddoppiata degli stessi, che di fatto stimolano il singolo cittadino ad avere maggiore attenzione per la propria città; proprio perché l’attenzione parte dal piccolo gesto quotidiano).
Di grande interesse anche l’argomento sollevato relativo all’integrazione e alla convivenza di più culture in una città che di fatto si presenta come importante realtà multietnica italiana, proprio per non alimentare la ghettizzazione di certi quartieri e la poca sicurezza di certe zone.
Questo di fatto è un aspetto importantissimo su cui la città si sta muovendo ma che muove poco la migliore conoscenza da parte del cittadino.
Tutto quello che si sta facendo ad opera della convivenza, come spiegatoci dal Sindaco, parte proprio dalla sensibilizzazione e promozione della conoscenza della ‘cultura altra’.
Si stanno realizzando interessanti progetti che hanno nell’intenzione la comprensione e l’acquisizione di tutta una serie di strumenti di conoscenza reciproca.
Rispetto ai servizi pubblici ed i suoi orari serali, il Sindaco ci ha spiegato dei trasporti pubblici integrati, come il bike e car sharing, un servizio di autobus di quartiere e tutta la creazione di nuove corsie riservate che agevolerebbero il transito dei mezzi ma che di fatto si trovano come primo impedimento la difficile adattabilità verso il cambiamento delle abitudini della gente.
Sono state fatte numerose domande al Sindaco, quesiti e considerazioni che solo il tempo a nostra disposizione non ha permesso di poter sciorinare in ogni forma. Tanto da portarci in maniera molto naturale a pensare e dire: raccogliamole tutte per iscritto ed inoltriamole al Sindaco per una risposta. Ma certo non basta ed è necessario lavorare per il futuro.
Abbiamo imparato tutte insieme che essere cittadini non è uno stato passivo ma dovrebbe comportare almeno un impegno di informazione.
Io per prima, quando cinque anni fa sono stata eletta, sono entrata in una “macchina amministrativa” senza saperne nulla e di questo disinteresse coltivato per tanti anni mi pento.Se sarò eletta, l’aspetto relativo all’informazione dovrà essere più curato e esauriente, questo è chiaro. Ho, però, bisogno di capire da parte di tutti gli elettori che vorranno indicare il mio nome sulla scheda elettorale, in che modo il mio ruolo potrà essere davvero utile, in particolare per le donne.
Di certo c’è che la città ha bisogno di tutti i suoi residenti per essere una città migliore, ha bisogno di impegno civile, ha bisogno di coinvolgimento perché di una grande assemblea si tratta. E ha bisogno delle donne, perché le donne sanno prendersi cura del bene comune, così come sanno fanno con i propri figli.